Nel trattamento del mieloma multiplo recidivato o refrattario. Pfizer ha annunciato i risultati principali dello studio di fase III MagnetisMM-32, nel quale elranatamab, un anticorpo bispecifico somministrato per via sottocutanea diretto contro BCMA e CD3, ha raggiunto l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione (PFS), dimostrando un beneficio statisticamente significativo e clinicamente rilevante rispetto a tre regimi terapeutici standard.
Lo studio ha coinvolto adulti con mieloma multiplo recidivato o refrattario che avevano ricevuto almeno una precedente linea di trattamento comprendente una terapia anti-CD38, come daratumumab o isatuximab, e lenalidomide. Si tratta di una popolazione clinicamente rilevante, nella quale la progressione della malattia dopo trattamenti ampiamente utilizzati può rendere più complessa la scelta delle terapie successive.
Un beneficio rispetto a tre regimi terapeutici consolidati
MagnetisMM-32 ha confrontato elranatamab in monoterapia con tre possibili regimi di trattamento, selezionati dallo sperimentatore: elotuzumab, pomalidomide e desametasone; pomalidomide, bortezomib e desametasone; oppure carfilzomib e desametasone.
Il raggiungimento dell’endpoint primario è stato determinato sulla base della sopravvivenza libera da progressione valutata mediante revisione centralizzata indipendente in cieco. Secondo quanto comunicato dall’azienda, il trattamento con elranatamab ha ridotto in misura statisticamente significativa e clinicamente rilevante il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto ai regimi di confronto.
Al momento dell’analisi, oltre il 75% dei pazienti trattati con elranatamab risultava ancora vivo e senza progressione della malattia. La PFS stimata a 18 mesi era pari al 68%. La PFS mediana non era ancora stata raggiunta; un dato che indica come, al momento dell’analisi, non fosse stato ancora osservato un numero sufficiente di eventi per determinarne il valore mediano.